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Da sempre per la sinistra, per gli Italiani in genere, l’America Latina ha un posto speciale nella geografia del cuore. Dalla fine del XIX secolo, si può dire fino ai giorni nostri, un cordone ombelicale fatto di sofferenza e partenze ha legato i nostri migranti ad una terra geograficamente così lontana. Metà della popolazione Brasiliana ed Argentina e anche una buona percentuale della popolazione cilena sono di origine italiane, e non poche migranti di ritorno hanno come nome proprio America, a ricordo delle speranze che in quella migrazione avevano posto i loro nonni.

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Rojava, la tentazione è di farne una lettura congeniale alle nostre speranze.

C'è chi la vede come un sogno anarchico, come Barcellona del 1936, chi come il sottoscritto, che anarchico non è mai stato, è tentato di vederla come la Comune di Parigi... ma è altra cosa. Rojava è straordinariamente piantata nel nostro tempo: è universalista, ambientalista, femminista e comunitaria, in regioni dove tutto sembra imbarbarirsi. È entrata nella mente e nei cuori di persone in tutto il mondo, di tutte le idee e anche senza idee. Oggi Rojava, è un sacrificio e un lascito a tutta l'umanità. Ha parlato con il linguaggio di un Mondo da salvare... dalla guerra, dalle discriminazioni, dall'intolleranza.
E Rojava non nasce in Siria e non morirà in Siria.
Viene dal passato che nessuno ricorda e dal retroterra della lunga lotta di 15  milioni di curdi di Turchia, del PKK, dal suo dibattito interno e dalla sua maturazione nel corso degli anni. Una lotta di decenni non solo armata e per l'autodeterminazione, ma una rivoluzione culturale, emancipatoria di donne e uomini. Fatta anche di politica, fatta di partecipazione alle elezioni, in 20 anni 15 partiti curdi sciolti e ricostruiti. E di governo di grandi città come Dyarbakir, Batman, Van. E tutto ciò in mezzo ad una guerra tremenda, senza incrudelirsi. L'odio per i curdi e per tutte le realtà diverse è invece radicato nel DNA dei turchi. Non c'era allora il Sultano Erdogan; c'erano i governi turchi, fascisti, golpisti e… laici. Che in 10 anni, dall'83 al '93, avevano ucciso più di 30000 persone, incarcerato e torturato altre migliaia, bruciato 3000 villaggi e provocato tre milioni di profughi, nel silenzio dei democratici europei. Una guerra desaparecida per la stampa internazionale che sapeva e taceva. E con l'Italia che consegnava nel disinteresse generale Ocalan al carcere a vita.

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Per chi non lo conoscesse, si tratta di un motore di ricerca (alla stregua di Google o Firefox) con una particolarità: ogni 45 ricerche che fate (circa) pianta un albero nel mondo.
Ecosia infatti usa le entrate generate dalle pubblicità per finanziare vari progetti mirati a ridurre l'impatto ecologico.
Sono totalmente trasparenti, sul loro sito potete anche trovare un report mensile che mostra come vengono suddivisi i guadagni, tra i costi di produzione, il salario dello staff, i progetti in corso e quelli futuri.
I loro server inoltre sono ad impatto zero, dato che nel 2017 hanno costruito una propria centrale solare.
Hanno messo il contatore degli alberi sotto la barra di ricerca (65+ milioni al momento), e c'è qualcosa di molto bello nel vedere il numero di alberi piantati che cresce ogni secondo che passa.
A voi non costa assolutamente niente, ma con ogni ricerca in più farete una piccola differenza.
 

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